Imparare e disimparare con i pattern naturali

Un itinerario tra natura, scienza, arte

“Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, chiara e sbagliata”, scriveva oltre un secolo fa il giornalista statunitense H. L. Mencken, puntando il dito contro l’eccessiva fiducia nell’intuizione. Spesso, infatti, la verità è contro-intuitiva: la Terra non è piatta e il Sole non ci gira intorno. Nel suo libro Buchi bianchi, Carlo Rovelli ammonisce: “Siamo sempre convinti che le nostre intuizioni naturali siano giuste: è questo che ci impedisce di imparare. La difficoltà quindi non è imparare, è disimparare.”

Come si insegna a disimparare? Come si invitano i bambini a guardare con occhi nuovi ciò che credono di conoscere, a mettere in discussione le proprie convinzioni? Come si dimostra quanto sia facile confondere il sapere con il credere di sapere, la realtà con la sua percezione? In questo difficile compito la natura viene in nostro aiuto.

La natura prossima, che troviamo in giardino o perfino in frigorifero, offre molte occasioni per divertirci a osservare e prendere confidenza con la complessità dei fenomeni e delle strutture. I materiali organici (foglie, bucce, conchiglie, semi…) e inorganici (sassi, sabbia, acqua…) ci permettono di allestire esposizioni e laboratori manuali che diventano nutrimento per il pensiero logico e creativo e occasioni per imparare e per disimparare.

Tra gli argomenti trattati:

  • Ritmo e ordine nella natura
  • Pattern tra natura e corpo umano
  • Tribal art e pattern primitivi: dal segno al simbolo
  • Dall’osservazione della natura alla creatività: ri-disegnare, partendo dalla conoscenza scientifica
  • I pattern naturali nella vita quotidiana dei bambini e dei ragazzi
  • Sperimentazioni con materiali naturali e di uso comune
  • Il museo interdisciplinare dei pattern
  • I pattern nei libri per l’infanzia

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto”.
Galileo Galilei

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